VOCE CORPO SPIRITO – PARTE 2

VOCE CORPO SPIRITO – PARTE 2

Dai Canti sciamanici alle Neuroscienze – PARTE 2

Un altro studio piuttosto particolare, di cui ha parlato anche il New York Times, è stato condotto negli Stati Uniti qualche anno dopo; questa volta non viene chiesto ai pazienti di canticchiare” una melodia senza senso” –ascrivendo in questo frangente il concetto di senso a del materiale linguistico codificabile.

Al Freedom Valley Worship Center di Philadelphia, un “centro di preghiera” dal taglio vagamente aziendale, si verificano spesso episodi di glossolalia.

Fenomeno più indagato nellantichità che nei tempi moderni, si tratta di uno stato estatico tipico di contesti religiosi cristiani, ma non solo. I linguisti la definiscono una vocalizzazione fluida di sillabe riconducibili a un discorso, il cui significato resta incomprensibile nel breve e lungo periodo (seppure analizzati, gli esperti non sono stati in grado di ricondurre questi meta-discorsi” ad alcun linguaggio esistente).

Accade che in uno stato di possessione da parte dello Spirito Santo” –così viene descritta da sensazione da chi lha provata- certe persone inizino a parlare in una lingua sconosciuta; si differenzia dalla xenoglossia o xenolalia per il fatto che questultima è la capacità di parlare una lingua sconosciuta dal parlante, ma effettivamente esistente – approfondiremo in seguito questo argomento.

Di glossolalia si parla fin dalla Bibbia, definita da San Paolo il dono delle lingue. Secondo la traduzione ufficiale C.E.I. manchevole e viziosa soprattutto secondo ultime traduzioni, piùraffinate e presumibilmente oggettive- della lettera ai Corinzi di San Paolo, viene riportato che:Chi infatti parla con il dono delle lingue non parla agli uomini, ma a Dio, giacché nessuno comprende, mentre egli dice per ispirazione cose misteriose.”.

Il pastore Gerry Stoltzfoos a capo del Freedom Valley Worship Center viene sottoposto al monitoraggio dellattività cerebrale condotto dal Dott. Andrew Newberg, dipartimento di Radiologia dellHospital of University of Pennsylvania.

Gli viene chiesto di pregare in inglese, la sua lingua madre, e la scansione dimostra che i lobi frontali, la parte che regola il linguaggio, erano attivi, ma erano quasi sempre inattivi durante la preghiera in lingue.

I risultati erano ancora più significativi quando altri soggetti iniziavano spontaneamente a parlarein lingue. Una donna ha iniziato ascoltando musica e poi ha cominciato a parlare “in lingue”.

Facendo un confronto con l’attività cerebrale di monaci buddisti durante la meditazione, al contrario, i lobi frontali erano ancora più attivi rispetto alla verbalizzazione, dal momento che si incrementa la concentrazione anche attraverso la recitazione in modalità anahata nada (suono silenzioso) di mantra dei quali i monaci conoscono perfettamente il significato.

Tornando alla Lettera ai Corinzi, San Paolo prosegue così:

9 Così anche voi, se non pronunziate parole chiare con la lingua, come si potrà comprendere ciòche andate dicendo? Parlerete al vento! 10 Nel mondo vi sono chissà quante varietà di lingue e nulla è senza un proprio linguaggio; 11 ma se io non conosco il valore del suono, sono come uno straniero per colui che mi parla, e chi mi parla sarà uno straniero per me. (…) 14 Quando infatti prego con il dono delle lingue, il mio spirito prega, ma la mia intelligenza rimane senza frutto. 15 Che fare dunque? Pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; canterò con lo spirito, ma canterò anche con l’intelligenza. 16 Altrimenti se tu benedici soltanto con lo spirito, colui che assiste come non iniziato come potrebbe dire l’Amen al tuo ringraziamento, dal momento che non capisce quello che dici?

Sembra che inizialmente, dunque, San Paolo si riferisca effettivamente alla glossolalia descrivendola come una comunicazione diretta tra il singolo individuo e Dio, ma ne evidenzia i limiti in termini profetici, preferendo la xenolalia, cioè

parlando a ogni individuo nella sua lingua, in modo che ognuno possa comprendere il messaggio, poichè in questo modo pregherò con lo spirito, ma pregherò

anche con lintelligenza” in modo che tutti possano capire quello che dico.

Ecco qui di seguito riportato un estratto da uno dei capolavori di Mircea Eliade, Lo Sciamanesimo e le tecniche dellEstasi” che vale la pena riportare nella sua interezza:

LINGUAGGIO SEGRETOLINGUA DEGLI ANIMALI

Nel periodo delliniziazione il futuro sciamano deve imparare la lingua segreta che userà durante le sedute per comunicare con gli spiriti e gli animali-spiriti. Questa lingua segreta lapprende da un maestro, ovvero con mezzi propri, cioè

direttamente dagli spiriti: i due metodi coesistono, per esempio, fra gli Eschimesi. Si è potuto constatare lesistenza di un linguaggio segreto specifico fra i Lapponi, gli Ostiachi, i Ciukci, gli Yakuti, i Tungusi. Si vuole che durante la transe lo sciamano tunguso comprenda il linguaggio di tutta la Natura. La lingua segreta sciamanica è molto elaborata presso gli Eschimesi e viene usata come mezzo di comunicazione tra gli angakùt e i loro spiriti. Ogni sciamano ha un suo canto speciale che egli intona per invocare gli spiriti. Anche quando non sincontra senzaltro un linguaggio segreto, se ne possono riconoscere le vestigia nelle strofe incomprensibili che vengono ripetute durante le sedute, come, per esempio, ne è il caso presso gli Altaici.

Questo fenomeno non è esclusivamente nord-asiatico e artico: lo si ritrova un po’ dappertutto. Durante la seduta lo hala dei Pigmei Semang parla con gli Chenoi (spiriti celesti) nella loro lingua; ma pretende di aver tutto dimenticato non appena esce dalla capanna ove si svolgono i riti. Nelle Mentawei il maestro iniziatore soffia attraverso un bamboo nellorecchio dellallievo per renderlo capace di capire le voci degli spiriti. Lo sciamano batak durante le sedute usa la lingua degli spiriti” (Loeb, Sumatra, p.81) e i canti sciamanici dei Dusun (Borneo settentrionale) sono composti in un linguaggio segreto. «Secondo la tradizione dei Caribi il primo piai (sciamano) fu un uomo che, udendo un canto elevarsi da una corrente, vi si immerse intrepidamente e non ne uscì

che dopo aver imparato a memoria il canto delle donne-spiriti e aver ricevuto da esse gli accessori della sua arte» (Métraux, Le chamaniscme dans lAmérique du Sud tropicale, p. 210).

Assai spesso questa lingua segreta è, di fatto, il «linguaggio degli animali» o trae origine dallimitazione di grida degli animali. NellAmerica del Sud, durante il periodo di iniziazione, il neofita deve imparare a imitare le voci degli animali. Si ha lo stesso nellAmerica del Nord: presso i Pomo e i Menomini, per non citare che queste tribù, gli sciamani imitano il canto degli uccelli. Durante le sedute degli Yakuti, degli Yukaghiri, dei Ciukci, dei Goldi, degli Eschimesi e di altri popoli ancora vengono emesse grida di animali selvaggi e di uccelli. Castagné ci presenta un baqca tartato-kirghiso in atto di correre intorno alla tenda, di far dei salti e di ruggire saltando: egli « abbaia come un cane, annusa i presenti, muggisce come un bove, nitrisce, grida, bela come un agnello, grugnisce come un suino, tuba, imitando con una precisione notevole le grida degli animali, il canto degli uccelli, il rumore del loro volo, ecc. 

cosa che non manca di impressionare i presenti» (Magie et exorcisme, p.93). La «discesa degli spiriti» spesso si manifesta in tal guisa. Presso gli Indiani della Guiana «il silenzio è spesso interrotto dallo scoppio di grida bizzarre e effettivamente paurose; sono dei muggiti, delle urla, che riempiono la capanna fino a farne vibrare le pareti. Questo clamore è come un muggito ritmico che diviene a poco a poco un grugnito sordo e lontano per poi di nuovo riprendere».

Tali grida annunciano la presenza degli spiriti, quella espressa anche dalle imitazioni animalesche di cui si è detto poco fa. Una quantità di parole usate durante la seduta traggono la loro origine da grida di uccelli o di altri animali (Lehtisalo, Beobachtungen, p.25). Come lha appunto notato Lehtisalo (ibid., p.26), lo sciamano per entrare in estati usa il tamburo e lo Jodler, e dei testi magici vengono cantati dappertutto. «Magia» e «canto» -specie un canto come quello degli uccelli- sono nozioni spesso espresse dallo stesso termine. Il vocabolario germanico per la formula magica ègaldr, derivante dal verbo galan «cantare», termine riferito specialmente alle grida degli uccelli.

Dappertutto nel mondo imparare il linguaggio degli animali e, per primo, quello

degli uccelli, equivale a conoscere i segreti della Natura e, pertanto, ad esser capaci di

profetizzare. La lingua degli uccelli la si apprende, in genere, mangiando carne di serpe

o di altro animale considerato magico. Questi animali possono rivelare i segreti delle

anime dei morti o come epifania di dèi. Impararne la lingua, imitarne le voci, equivale a

poter comunicare nellaldilà e coi Cieli.

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