VOCE CORPO SPIRITO – PARTE 1

VOCE CORPO SPIRITO – PARTE 1

Dai Canti sciamanici alle Neuroscienze – PARTE 1

Nel nostro timbro rimangono impressi tutti i nostri vissuti, rendendolo perciò

  una sorta di specchio sonoro che può svelare, o celare, alcuni aspetti della nostra personalità, talvolta molto intimi”.

Da Suoni dell’Anima, Lorenzo Pierobon e Veronica Vismara

Un linguaggio sconosciuto agisce tramite la percezione del suono, come il canto. Vengono dunque coinvolte aree cerebrali differenti da quelle di Wernike e Broca e torna qui l’adagio della musica come linguaggio universale. Riporto questa storia raccontata dallo scrittore mozambicano Mia Couto al

Waltic (Congresso internazionale degli autori e dei traduttori) nel 2008:

“Una donna gravemente malata chiede al marito di raccontarle una storia che possa alleviare i suoi terribili dolori. Ma l’uomo viene fermato dalla moglie non appena comincia a parlare: “No, non così. Voglio che mi parli in un linguaggio sconosciuto.”

“Sconosciuto?” chiede lui, perplesso. “Sì, un linguaggio che non esiste. Ho un tale bisogno di non capire nulla!”

E il marito ricomincia. Sulle prime biascica qualche parola inventata e si sente un povero scemo. Ma poi, piano piano, comincia a sentirsi sempre più

a suo agio in questa nuova lingua, svuotata di ogni regola e significato. Proferendo quei suoni, lui stesso non è in grado di capire se sta parlando, pregando o cantando. Questo si ferma e nota che la moglie si è addormentata col più lieve dei sorrisi. Più tardi, lei gli confesserà: “Quei suoni hanno rievocato in me ricordi risalenti a un’epoca ben precedente a quella in cui potessi averne! Erano soffusi in un sonno che univa tutti noi a ciò che esisteva qui, sulla terra, prima che noi ci fossimo.”

Ecco il linguaggio dell’arte, l’espressione di una memoria anteriore, inesperita.”

Una memoria biologica, forse, filogenetica, impressa nel DNA umano, quella che nelle scienze dell’uomo viene definita glossopoiesi (creazione della lingua).

L’arte è stata spesso scenario di una ricerca linguistica artificiale, dal kobaiano di Christian Vander (leader del gruppo progressive rock francese Magma) all’elfico di J.R.R. Toklien nel celeberrimo “Il Signore degli Anelli”, passando per la ricerca fonetica interculturale di Lisa Gerrard (Dead can dance) e quella di Bobby McFerrin, fino ad arrivare al linguaggio di Star Wars e al più recente vonlenska della band islandese Sigur Ros, e altri ancora.

Le lingue artificiali, che differiscono da quelle cosiddette naturali per la premeditazione che le caratterizza, a differenza delle seconde che si sono sviluppate nel corso della storia, sono assimilabili a una lingua comunque sconosciuta all’ascoltatore per quanto concerne la ricezione di esse.

Alcuni sostengono che il Sanscrito sia la lingua madre dell’umanità, tesi smentita da diversi linguisti anche autorevoli, ma il punto è

che l’ascolto del sanscrito per un europeo o un americano che non ne ha familiarità né a livello filogenetico né ontogenetico produrrà probabilmente gli stessi effetti dell’ascolto del kobaiano o di una lingua inventata sul momento, come quella creata per la moglie dall’uomo del racconto sopracitato.

E in ognuno di questi casi sarà il suono il protagonista indiscusso, al punto che mi spingo a ipotizzare che l’ascolto di una lingua sconosciuta possa attivare le stesse aree cerebrali attivate dall’ascolto di un canto. A questo proposito, ricordo il racconto di un signore anziano di famiglia semplice, analfabeta, che dopo anni e anni di messa in latino –lingua dal significato a lui totalmente sconosciuto, al termine della prima messa in lingua italiana della sua vita si rivolse al prete dicendo: “Mi scusi eccellenza, io oggi ho cantato ma non ho capito niente”.

Forse l’anziano signore parlava di “com-prensione” (prendere con sé, dentro di sé) e voleva intendere che l’introduzione del piano del significato (codificato e oggettivo) in brani ai quali lui aveva attribuito un senso soggettivo e non esprimibile a parole aveva creato una distanza tra il suo sentire e la preghiera recitata.

Per quanto riguarda il parlante, probabilmente, la situazione sarà diversa in quanto la creazione e l’organizzazione estemporanea di foni –l’unità base del linguaggio- e fonemi mette in atto connessioni neurali nuove a differenza di una lingua che già si conosce, seppur artificiale.

Dalla parola al canto: Glossolalia, lingue immaginarie e canti sciamanici

Riporto qui di seguito un articolo di Alessandro Bertinotti circa uno studio reso pubblico nel 2007 sulla connettività neuronale nel linguaggio verbale e nella musica. “L’elaborazione del linguaggio, quindi tutto ciò che concerne sia la codificazione che la decodificazione delle parole (scritte e parlate), avviene all’interno dell’emisfero sinistro del nostro cervello. Per quello che invece concerne l’elaborazione neuronale della musica, l’ipotesi che sia da addebitarsi alla codificazione e decodificazione dell’emisfero destro, è ancora argomento di discussione teorica. Al fine di indagare ulteriormente la questione, Sparing R., Meister I.G., Wienemann M., Buelte D., Staedtgen M., Boroojerdi B., dell’Istituto di Neuroscienze e Biofisica, all’interno del Dipartimento di Medicina, presso il Centro di Ricerca Juelich, a Juelich, in Germania, hanno effettuato uno studio, pubblicato sull’European Journal of Neurosciences, vol. 25, n. 1, del Gennaio 2007, sulla connettività neuronale legata al linguaggio verbale e alla musica, utilizzando la tecnica della stimolazione magnetica transcranica (TMS).

Sono stati studiati ed analizzati 12 individui in diverse situazioni cognitive e precisamente durante la verbalizzazione di significati evidenti (espressione linguistica), il cantare una melodia utilizzando le parole ed il canticchiare una melodia senza parole, ossia priva di significato apparente. Come parametro di controllo è stata utilizzata l’articolazione delle sillabe senza senso. I potenziali evocati hanno dimostrato e confermato una evidente eccitazione emisferica lateralizzata di fronte all’espressione di linguaggio evidente ed i compiti musicali richiesti, rispettivamente dell’emisfero sinistro e destro. Durante le perfomances di linguaggio manifesto, era agevolata la proiezione corticospinale dell’emisfero sinistro, quello dominante, in direzione della mano destra. Dall’altro canto, l’eccitabilità della corteccia motoria di destra ha avuto un incremento di attività sia durante l’evidente canto che durante l’azione del canticchiare una melodia senza senso. In questo ultimo caso, non si è registrata nessuna attività nellemisfero sinistro. Benché il tradizionale concetto di lateralizzazione emisferica della musica sia mutato (Bertirotti A., 2003), specialmente dopo i recenti studi di formazione di immagini neuronali, questo studio continua a dimostrare la preponderanza musicale nell’emisfero destro durante una codificazione e decodificazione musicale, rispetto al sinistro. È assai probabile dunque, anche alla luce della teoria senso-motoria e linguistica dei neuroni a specchio, che l’evoluzione del linguaggio e della gestualità, ipoteticamente legata al movimento manuale in relazione all’attivazione di reti neuronali a loro volta collegati alla elaborazione di processi linguistici, sia ulteriormente confermata da questo studio. La TMS può dunque costituire un utile strumento di indagine scientifica, per far luce sulla relazione esistente fra rappresentazioni corticali delle funzioni motorie,musicali e del linguaggio.”

No Comments

Post a Reply

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi