PRIMA DELLA PAROLA: L’ORIGINE E IL POTERE DI GUARIGIONE DEL CANTO

PRIMA DELLA PAROLA: L’ORIGINE E IL POTERE DI GUARIGIONE DEL CANTO

Per mezzo della Musica, gli Uomini imitano gli Dei”.

Marius Schneider, La Musica primitiva

“In Principio fu il Verbo”, il famoso verso del Vangelo di Giovanni, è uno degli incipit più diffusi nella storia di molte tradizioni spirituali. L’idea di un suono “creatore del mondo” appartiene a culture lontane nel tempo e nello spazio. Nel momento decisivo della Creazione, un elemento sonoro è costantemente presente; il singing o supernatural ground degli Eschimesi, la fessura nella roccia delle Upanishad, dove il suono nato dal Vuoto è frutto di un pensiero che fa vibrare il Nulla, generando così lo spazio come noi lo conosciamo ed esperiamo attraverso i cinque sensi.

Gli Iakuti, gli antichi Egizi e alcune tribù primitive dell’Africa, immaginano Dio come un grande urlatore; gli stessi caratteri enumerati del Sefer Yezirah sono le emanazioni sonore e creatrici di Dio.

E potremmo continuare ancora per molto.

L’ANTICA PRATICA DEL CANTO HA COME ORIGINE LA VIA MISTICA, OVVERO LA CREAZIONE DI UN PONTE DI COMUNICAZIONE TRA IL DIVINO E L’UOMO, MA NON SOLO; QUELLO CHE VIENE A CREARSI È UN VERO E PROPRIO DIALOGO TRA IL DIVINO IMMANENTE, CIOÈ CHE SI TROVA ALL’INTERNO DI OGNI ESSERE VIVENTE. E’ IL MODO IN CUI LE ANIME POSSONO COMUNICARE ATTRAVERSO UN SUPPORTO FISICO (RICORDIAMOCI CHE IL SUONO È MATERIA, PER QUANTO RAREFATTA).

Già dal ventottesimo giorno di gestazione l’orecchio inizia a formarsi e la coclea, l’organo uditivo dell’orecchio interno –nonostante l’ascolto “normale” si assesti intorno alle 24 settimane- e questo fa sì che l’embrione inizi a percepire fin da subito i suoni dell’ambiente intra-uterino; dapprima liquidi, i fluidi della madre, insieme al battito cardiaco, il respiro, la voce.

Non è un caso che la maggior parte degli strumenti usati durante le cerimonie sciamaniche siano tamburi (ritmo cardiaco), flauti (soffio, fluidi) e, naturalmente, la voce.

Mentre il canto nasce per imitazione degli uccelli, come sostengono recenti studi del MIT di Boston, gli strumenti musicali nascono per imitazione della voce umana, da quelli sopracitati ad altri utilizzati in forme di preghiera più “raffinate” come le campane tibetane.

Le vibrazioni sonore entrano in risonanza con quelle cellulari, producendo effetti benefici nel breve e lungo periodo. Esistono infatti nel Nada Yoga (lo Yoga del Suono) delle scale che vengono utilizzate appositamente per la situazione emotiva da trattare, così come delle singole note corrispondenti a vocali o a bija mantra (i mantra “seme”, monosillabi con funzioni di riequilibrio legate a ognuno dei 7 chakra del corpo fisico), principio simile a quello che troviamo nella cabala ebraica, citata all’inizio.

Credo, anche in base alla mia esperienza, che non esistano “medicine universali” a parte l’Amore che si mette nell’esecuzione di ognuna di queste pratiche, in quanto l’efficacia di un metodo piuttosto che di un altro è data dalla provenienza culturale, dalla predisposizione soggettiva e da un elemento imprescindibile: l’intenzione di chi dà e di chi riceve.

E’ possibile curare (e curarsi!) cantando o ascoltando un mantra, ma anche lingue inesistenti o sconosciute, oppure con suoni di imitazione della natura, come prevedono alcuni riti sciamanici primitivi. Basta che RISUONI con il nostro SENTIRE.

PRENDERSI LA RESPONSABILITÀ DI USARE LA PROPRIA VOCE PER GUARIRE SE STESSI È UN ATTO DI RIAPPROPRIAZIONE DEL PROPRIO POTERE PERSONALE, POICHÉ NON SI DELEGA A QUALCUN ALTRO – PRINCIPIO SU CUI SI BASA LA MEDICINA MODERNA – IL COMPITO DI “AGGIUSTARE” QUELLO CHE NON VA, MA CI SI AFFIDA AL PROPRIO INTUITO E ALLE PROPRIE RISORSE DI ESSERE UMANO.

Non solo Mantra: Curare e curarsi con la propria Voce

Il ritorno alle origini del canto sacro o di guarigione avviene nel momento in cui andiamo a contattare la nostra parte pre-linguistica, che va formandosi dalla ventiquattresima settimana di registrazione al secondo anno di età circa.

Nel nostro cervello esistono aree adibite all’apprendimento e alla gestione del linguaggio verbale, ma in quanto esseri umani siamo in grado di comunicare ben prima della padronanza di questo strumento.

Dal fenomeno della glossolalia, ovvero il parlare lingue inesistenti durante le trance religiose e le cerimonie sciamaniche, alla “lingua ignota” di Hildegard Von Bingen, possiamo ipotizzare che le fondamentali esperienze infantili relative ai primi due anni di vita, “non ricordabili” dalla coscienza, possano essere contenute in questa specifica forma di memoria preverbale dipendente dall’amigdala, organo primario delle emozioni presente e attivo già alla nascita.

La figura del Mago Cantore, o della Sacerdotessa, o dello Sciamano svolgono lo stesso compito, quello di farsi “risonatore cosmico” consentendo così il ritorno della primavera (la rinascita), la pioggia (di cui conosciamo la famosa “danza” degli indiani d’America) e la guarigione.

IL CANTO PRE-VERBALE, QUINDI, È UN RECUPERO DELLE POSSIBILITÀ RIMOSSE, QUALCOSA CHE PRENDE LE DISTANZE DAL NOSTRO AGIRE QUOTIDIANO E CI PROIETTA IN UNA DIMENSIONE DI RI-SCOPERTA INTERIORE SENZA PRECEDENTI: METTERSI IN UN LUOGO TRANQUILLO, CHIUDERE GLI OCCHI ED EMETTERE UNA SEMPLICE “M” È UN ESERCIZIO SEMPLICISSIMO, CHE TUTTI POSSONO FARE E HA GIÀ DI PER SÉ UN ENORME POTERE DI CENTRATURA.

Il suono libero da connotazione linguistica agisce ed entra in relazione con tutto il nostro vissuto pre-cosciente, bypassa la parte razionale e ha quindi un potere di immediatezza differente rispetto a un canto in una lingua conosciuta all’ascoltatore. In questo modo si recupera la dimensione sacra del canto, dove l’artista non è più in una dimensione esclusivamente egoica, ma torna alla sua funzione di “ponte” tra il visibile e l’invisibile.

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