IL LINGUAGGIO UMANO NASCE DAL CANTO DEGLI UCCELLI

IL LINGUAGGIO UMANO NASCE DAL CANTO DEGLI UCCELLI

Il linguaggio, seguendo una suggestione di Charles Darwin, potrebbe avere le sue origini nel canto, il quale “potrebbe avere dato inizio alle parole come espressioni di emozioni complesse” (L’origine dell’uomo, 1871).

Nel 2010, alcuni ricercatori della Duke University di Durham (U.S.A.) hanno pubblicato i risultati degli studi effettuati su un gruppo di fringuelli. Imparando a cantare, gli uccelli modificano la struttura del proprio cervello. Osservando alcuni giovani uccelli canori che avevano ascoltato per la prima volta il canto di un uccello adulto e analizzando con le tecniche di imaging la regione corticale del cervello legata alle abilità canore, si è visto che mentre apprendevano a cantare avvenivano alcuni cambiamenti strutturali delle spine dendritiche, le proiezioni delle cellule nervose dove avvengono le connessioni sinaptiche tra le cellule nervose stesse. Nelle prime 24 ore di apprendimento del canto, le spine dendritiche dei giovani fringuelli sono diventate più lunghe e stabili. Richard Mooney, neurobiologo e coautore dello studio, ha dichiarato: “Ci aspettavamo di vedere la costruzione di nuove spine e la perdita di quelle vecchie, invece ascoltare il canto di un adulto ha rapidamente stabilizzato le sinapsi in precedenza dinamiche”. Inoltre, i ricercatori hanno osservato un aumento dell’attività sinaptica. Sono gli stessi autori della ricerca a sostenere che questo risultato potrebbe essere estendibile all’essere umano.

Ulteriori ricerche, presentate lo stesso anno al convegno dell’American Association for the advancement of Science di San Diego, mostrano che grazie al canto le persone che hanno subito un ictus possono riacquistare la   parola. Le aree del cervello coinvolte nel linguaggio sono infatti altre rispetto a quelle che si attivano nel canto. Se le prime sono state danneggiate, i pazienti possono imparare ad utilizzare al loro posto le aree adibite al canto. Uno studio più recente del MIT sembra confermare l’ipotesi di Darwin citata in precedenza, individuando nei canti degli uccelli le origini del linguaggio umano. I ricercatori del MIT sostengono infatti che il linguaggio umano sia la risultante di due sistemi comunicativi propri del regno animale; in primo luogo gli elaborati canti degli uccelli e secondariamente, a fini più pratici, gli schemi a scopo informativo riscontrati in una varietà di specie animali. Shigeru Miyagawa, uno dei coautori dello studio e professore di Linguistica al Dipartimento di Linguistica e Filosofia del MIT, ricorda i due livelli nel linguaggio umano: un livello espressivo, all’interno del quale si trovano frasi dall’organizzazione intercambiabile (è evidente il parallelismo con la Langue saussuriana) e un livello lessicale, relativo al significato della frase (la Parole). Il linguaggio umano potrebbe essere definito, secondo un criterio binario 0-1, un’entità biplanare, costituita da significante (la parola) e significato (il concetto). Il passaggio dal canto, dal preverbale, al linguaggio verbale è il passaggio dall’esperienza diretta del fenomeno all’idea dell’esperienza, alle aree di Wernicke e Broca (le aree cerebrali adibite alla funzione linguistica). I canti degli uccelli hanno molte analogie strutturali con il livello di espressività del linguaggio umano, così come i pattern comunicativi di animali come le api o i brevi messaggi udibili dei primati si avvicinano di più al livello lessicale. Ad un certo punto, tra 50.000 e 80.000 anni fa, l’uomo potrebbe avere unito questi due tipi di espressione creando una forma di linguaggio unica e sofisticata. “Esistevano questi due generi di sistemi” dice Miyagawa “proprio come le mele e le arance, e a un certo punto sono state messe insieme”. Uno dei coautori dello studio è il Professor Robert Berwick, oggi professore di linguistica computazionale al Laboratorio di Informazione e Sistemi decisionali del MIT, dipartimento di Ingegneria elettronica e Scienze Computazionali, il quale sottolinea come questo genere di adattamenti si ripeta frequentemente nel corso della storia naturale; “Quando qualcosa di nuovo evolve, generalmente è costituito da componenti antiche. Possiamo notarlo lungo tutta la durata dell’evoluzione. Antiche strutture cambiano appena e danno luogo a funzioni radicalmente nuove”.

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