I CANTI DI GUARIGIONE: COSA SONO E COME AGISCONO

I CANTI DI GUARIGIONE: COSA SONO E COME AGISCONO

Si tratta, innanzitutto, di un processo, questo è certo; per quanto ci sembri di vedere l’altra sponda così vicina e poterla già agguantare, sarebbe meglio accettare serenamente il fatto di dovere prima attraversare il fiume. Il che, a volte, è spesso palese a chi ci guarda da fuori, o dalla riva che vogliamo raggiungere.

La corrente è spesso forte e imprevedibile, portatrice di ricordi e detriti. Il pericolo di essere trascinati via è concreto e sempre in agguato ed occorre un allenamento non indifferente per avere le minime risorse necessarie a prepararsi alla traversata. Con molta probabilità, avremo bisogno di chiedere aiuto e sappiamo bene che non è semplice farlo; occorrono coraggio, umiltà e saperlo fare a gran voce, per assicurarsi che qualcuno ci senta.

Tra gli strumenti che portiamo con noi durante la traversata, la voce è uno dei più potenti. Parlare, tirare fuori le emozioni, i dubbi, le paure; tutto passa attraverso la voce, sia per mezzo delle parole che anche (e soprattutto) per tutto quello che vi sta intorno. Il tono della voce, l’andamento, le dinamiche (pensate a chi parla monotono e a chi invece spazia da note molto acute a molto gravi) il tempo (chi parla lentamente, trasmettendo sensazioni di noia e chi invece è tachilalico e sembra quasi una macchinetta), le prese di fiato, tutto ciò costituisce quella che viene chiamata prosodia, ovvero i tratti sovra-segmentari del linguaggio.

La nostra essenza passa attraverso il filtro della voce, che porta all’esterno buona parte del nostro stato psicologico, fisico ed emotivo. Anche la scelta delle parole è fondamentale, come ci insegna la PNL, ma di questo parleremo un’altra volta.

Il blocco dell’Energia è quasi sempre dovuto a questioni emotive, alle quali consegue, in seconda battuta, un riflesso fisico, che in questo caso viene veicolato dalla voce.

Questo blocco viene causato da tre tipi di ostacoli al corretto scorrimento del Prana (o Qi, o Energia Vitale, etc.) che sono:

Eccesso di attività intellettuale: Ipertrofia dell’emisfero sinistro, eccesso di razionalità a discapito dell’intuizione, dell’emozione e delle sensazioni corporee (il primo a risentirne è spesso e volentieri l’intestino, il nostro secondo cercello). Il “Cogito ergo sum” di Cartesio che dalla rivoluzione industriale in poi è stato il credo delle società cosiddette “sviluppate” e motto dell’Occidente moderno come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.

Forti blocchi emotivi: Traumi, comandi, convinzioni limitanti rintracciabili per lo più nella primissima infanzia (indicativamente i primi 3 anni di vita, quando la Coscienza di Sé non è ancora formata) e quindi relegati nell’inconscio, ma anche eventi traumatici vissuti in età adulta.

Ego: La sovrastruttura della personalità, quando prende il sopravvento, può provocare danni anche molto gravi (basti pensare ai grandi dittatori del ‘900 ma anche ad alcuni politici di oggi, per prossimità storica).

Perché il canto sia guarigione, dobbiamo prima essere disposti ad accoglierne il potere; il quale, alla fine, è il nostro potere personale (ri)attivato.

Nel Nada Yoga, ad esempio, esistono diversi tipi di scale musicali a seconda della problematica fisico-emotiva da trattare, ma che fare una persona proprio non entra in risonanza “a pelle” con una certa musica e i suoi suoni caratteristici ?

L’etimo della parola “guarigione” viene da “guardare, difendere, proteggere”.

Si guarda, si difende e si protegge qualcosa che già c’è e che presumibilmente è nostro, ci appartiene. E’ per questo che l’efficacia del canto di guarigione è estremamente soggettiva.

Non esistono metodi ugualmente efficaci per il semplice fatto che ognuno di noi è un essere altamente complesso, fatto di background culturale, un’educazione familiare, esperienze e vissuti variabili così come lo sono il carattere e la modalità di risposta agli stimoli e agli eventi esterni.

La valenza universale di guarigione è propria soltanto dell’Amore e sappiamo bene che esso agisce attraverso strumenti e percorsi diversi per ognuno, anche se il tesoro che si trova in fondo all’arcobaleno è lo stesso per tutti.

I Mantra in Sanscrito, quelli in Ebraico, gli Icaros degli Sciamani dell’Amazzonia, gli Haka Maori, le preghiere Sufi, i canti dei Druidi e di moltissime altre tradizioni hanno tutti indubbi poteri dati loro dall’Intenzione con i quali sono stati creati e tramandati. Ma quest’Intenzione deve necessariamente risonare, entrare intimamente in connessione con chi li pratica o li riceve, altrimenti la loro efficacia rischia di essere fortemente indebolita e creare effetti ben lontani da quelli desiderati.

Questo evidenzia ulteriormente il potere della mente umana, che, se usata consapevolmente e con la piena presa delle proprie responsabilità, sa fare da filtro a quello che arriva dall’esterno, lasciando entrare solo ciò che porta evoluzione e beneficio.

Il termine Mantra significa proprio “che libera la mente”, in riferimento all’iperattività di cui parlavamo poco fa.

Esistono molti punti in comune tra le varie tradizioni (ancora una volta: parliamo tutti della stessa cosa con termini e presupposti diversi ed è giusto che ognuno usi quelli che sente più adatti a sè), come ad esempio i bija mantra e la cabala meditativa, dove in entrambi i sistemi si usano monosillabi adibiti a funzioni specifiche.

Quante volte ci capita di sentire un canto che ci manda in estasi e quasi non riconoscerlo se interpretato da qualcun altro?

Questo accade per il semplice motivo che è sempre e comunque lintenzione a fare la differenza e a fare effetto.

E quando l’intenzione è d’Amore da una parte e di Accoglienza dall’altra, i risultati non possono che essere straordinari.

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