CANTO, CENTRATURA E PULIZIA DEI CORPI SOTTILI: 6 ESERCIZI PER TUTTI

CANTO, CENTRATURA E PULIZIA DEI CORPI SOTTILI: 6 ESERCIZI PER TUTTI

CANTO, CENTRATURA E PULIZIA DEI CORPI SOTTILI: 6 ESERCIZI PER TUTTI

 

Abbiamo accennato a come il canto, da un punto di vista storico, possa essere adibito a due principali funzioni: la via mistica (interiore e guaritrice), quella della cerimonia, del rito, con il cantore si fa ponte fra Cielo e Terra, e quella artistico-performativa (esteriore, mondana) dove la ricerca non è sempre votata alla dimensione del sacro.

 

Ci troviamo in un momento storico in cui ci viene chiesto –dall’Universo, dall’Energia, dalle circostanze, da Dio, date la definizione che preferite- che queste due figure divengano, finalmente, una cosa sola.

 

Chi canta con un certo intento sa bene che questa pratica è una vera e propria forma di meditazione, di allineamento e centratura, e secondo il pensiero del Nada Yoga è possibile affermare che prima di raggiungere questo stato meditativo è necessario “pulire” quelli che vengono definiti “I Piani Umani dell’Essere”, ovvero corpi facenti parte di un “sistema circolatorio” che distribuisce a tutti i livelli quell’energia vitale chiamata Prana.

I Piani Umani dell’Essere sono:

 

Pensiero

Emozione

Corpo fisico

 

Bisogna lavorare sulle scorie trattenute, le tossine che bloccano il regolare flusso dell’Energia Vitale che non riesce a fluire ai piani alti. Solo allora il canto si apre e può diventare il veicolo d’incontro con lo Spirito.

 

Ci tengo a precisare che all’espressione “rimuovere le energie pesanti” preferisco, come puntualizzano alcuni dei miei Maestri, “integrare”, “trasformare”; questo per evitare di creare una condizione mentale di gioco di forze: quelle tossine possono esserci arrivate dall’esterno o da nostre stesse azioni, pensieri, parole, quindi pensiamo più a un discorso di accoglienza e “trasmutazione”, nel vero senso alchemico del termine.

 

Ecco 6 semplici esercizi che tutti, cantanti e non, possono fare per intraprendere questo lavoro di pulizia sottile, da fare con assoluta calma e dolcezza verso noi stessi.

 

Dal momento che non esistono medicine universali adatte a chiunque e che il Sentire di ognuno ha pari dignità, siate liberi di apportare variazioni seguendo la vostra personale Intuizione:

 

 

  • INCONTRA IL TUO RESPIRO

 

In un luogo tranquillo, siediti comodo/a, tieni la schiena dritta e rilassata e chiudi gli occhi. Inspira profondamente dal naso e porta l’attenzione agli automatismi del tuo corpo: si sollevano le spalle? Senti di non incamenrare abbastanza ossigeno? Emerge qualche fastidio fisico, disagio, pensieri? Oppure la respirazione è rilassata, piena e diaframmatica? Inspira ed espira lentamente, con calma, senza imporre alcun ritmo al tuo corpo. Stiamo lavorando sul muscolo del diaframma, la gabbia toracica, facendo un piccolo massaggio agli organi interni.

Semplicemente, osserva. Ripeti l’esercizio almeno 5 volte, e se lo vuoi continua finchè ti senti a tuo agio.

 

 

  • RADICAMENTO: IL SERPENTE

 

Mantenendo la posizione e il ritmo trovati durante il primo esercizio, nella fase espiratoria emetti il suono “S” come nella parola “serpente”. Non ha importanza la durata, concentrati solo sul cercare un suono il più lineare possibile. Richiama, anche attraverso la visualizzazione, il contatto diretto con l’istinto, caratteristica essenziale di questo animale strettamente legato alla terra, quindi ai chakra più bassi connessi alla sopravvivenza, alle relazioni intime e al concetto di Kundalini. Stiamo lavorando sull’apparato muscolo-scheletrico. Ripeti l’esercizio 3 volte.

 

 

  • DA DENTRO A FUORI: IO SONO

 

Inizia ora il lavoro specifico sui chakra bassi, in particolare il primo, Muladhara, che viene ricondotto al suono della vocale “A” del nostro alfabeto. Rimaniamo in osservazione della nostra postura e delle nostre sensazioni fisiche, sistemandoci se lo sentiamo necessario. Rilassa la mandibola, lasciala andare come se cadesse, inspira, scegli una nota comoda –in genere, vicina al tono di voce che usi nel parlato- ed emetti chiaramente il suono “A”, mantenendolo lungo e lineare. Porta l’attenzione alla zona che va dal perineo al plesso solare, e semplicemente osserva cosa accade al corpo, ai pensieri, alle emozioni. Stiamo lavorando in modo esteso su tutto l’apparato digerente. Ripetilo finché lo senti necessario. E’ un buon esercizio per scaricare rabbia e nervosismo.

 

 

  • ANAHATA: IO AMO

 

Spostiamo la nostra attenzione sul chakra del cuore, Anahata, termine che definisce anche la modalità di recitazione dei Mantra propria dei piani sottili: Anahata Nada significa “suono non colpito”, canto interiore, mentre il canto dei piani “grossolani” è l’Ahata Nada, quando noi emettiamo il suono con la voce.

La vocale O, in tutta la sua rotondità, corrisponde a questo chakra. E’ una “O” chiusa, come nella parola “Oltre”, e si esegue seguendo le istruzioni degli esercizi precedenti. Continua a registrare mentalmente le emozioni –che a questo livello emergono più prepotentemente rispetto alle sensazioni fisiche. Stiamo lavorando su cuore, polmoni, arti superiori e sull’emozione della paura. Ripeti l’esecuzione finchè lo senti necessario.

 

 

  • MANIFESTARSI ATTRAVERSO LA VOCE: IO PARLO CHIARO

 

Continuiamo la nostra salita e ci fermiamo sul chakra della gola, punto fondamentale per il sistema linfatico –sede della tiroide- e dove si accumulano molti dei nostri blocchi emozionali. Questa volta la vocale sarà una bellissima U, la mandibola è ancor più verso il basso, facendo sempre attenzione a non sforzare per non creare tensione all’ATM (l’articolazione temporo-mandibolare poco sotto le tempie), mentre la cavità orale è in una posizione simile a quella dello sbadiglio. Imitiamo l’ululato dei lupi in suoni lunghi, distesi e liberi, sempre sulla stessa nota di partenza. Ripeti l’esecuzione finchè lo senti necessario.

 

 

  • IO VEDO

 

Siamo giunti al sesto chakra, Ajna, il punto che ci connette alla nostra visione. Portando l’attenzione al “terzo occhio”, inspira ed emetti il suono “M”, a bocca chiusa, immaginando una luce che esca dal chakra a tracciare una linea, come fosse una proiezione. Concentrati sulle vibrazioni che avvertirai all’interno del cranio e accogli ogni sensazione che emerge. Lavoriamo indirettamente su occhi, fronte, base del cranio. Ripeti l’esecuzione finchè lo senti necessario.

 

Una volta terminato quest’ultimo esercizio, concediti qualche momento per respirare come richiesto dal tuo corpo, prendi contatto con esso e lentamente torna a sentire la realtà esterna. Con molta calma, apri gli occhi, guardati intorno e alzati.

 

Può essere utile annotarsi le sensazioni emerse, quelle più rilevanti che ci sono rimaste impresse, per poterle confrontare con le esercitazioni successive.

E’ importante ricordare di svolgere questo lavoro con costanza, assecondando la propria indole e i propri tempi: nel momento in cui emerge un blocco o una difficoltà, basta rallentare e concedersi una pausa, con dolcezza.

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